Una veloce panoramica sulle attrattive della regione e dei loro problemi

UNA REGIONE , DIECI PARCHI

In campania sono state emanate le norme di salvaguardia e le

perimentazioni provvisorie relative a dieci delle undici aree

protette previste dalla legge regionale.

Ma ora bisogna avviare i parchi a livello gestionale altrimenti

esisteranno solo sulla carta...


on la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale dei decreti di perimetrazione e delle norme di salvaguardia provvisoria di dieci tra parchi e riserve regionali, trova una prima iniziale fase di realizzazione la pluridecennale battaglia degli abientalisti campani, Wwf in testa , per la realizzazione dei parchi e delle riserve naturali. Ma siamo solo al primo stadio, quello della perimetrazione provvisoria, ed è estremamente importante impegnarsi perchè sia completato l'iter istitutivo. Non c'è niente di peggio di un Parco realizzato solo a metà,e cioè fermo solo ai vincoli e non avviato, invece, nella sua fase gestionale, che è quella, poi, che di fatto concretizza la tutela del patrimonio naturale, coniugandola con le esigenze economiche, sociali e culturali delle popolazioni locali.
A questa preoccupazione se ne aggiunge poi un'altra: all'appello manca un parco, quello dei Monti Lattari. E' un giallo dai contorni sfumati: la legge regionale n. 33 ne prevede l'istituzione in seno al Comitato tecnico, chiamato a fornire una consulenza scientifica agli assessorati regionali, se ne è discusso e si è lavorato alla perimetrazio ne alle norme di salvaguardia, ma poi il progetto è scomparso misteriosamente. Forse non lo si è voluto istituire perchè essendo in vigore sull'area dei Monti Lattari un Piano Urbanistico Territoriale (P.U.T.), il Parco regionale avrebbe potuto ridurre la rigida vincolistica che il P.U.T. esercita sul territorio e che, purtroppo, non è servita a fermare la selvaggia e sconsiderata avanzata del cemento e dell'asfalto abusivo.Se questa è la motivazione, c'è da dire che è pericoloso ragionare in questi termini: vincolare un territorio significa solo scatenare l'abusivismo, mentre un Parco costituisce l'unico strumento tecnico di gestione corrette del patrimonio naturale. Del resto i vincolo del P.U.T. non valgono anche per la fauna, per cui sarà ancora possibile sparare agli uccelli migratori in transito e continuerà il bracconaggio a danno dei falchi pecchiaioli, delle cicogne bianche e dei passeri solitari. In ogni caso almeno un primo risultato e stato raggiunto: in Campania in materia di parchi non si parte più da zero . Il 1995 sarà ricordato come l'anno in cui sono stati definitivamenti avviati i due Parchi nazionali del Vesuvio e del Cilento : inoltre il WWF ha ulteriormente incrementato la propria dotazione di Oasi raggiungendo, con quella della Gole di Morigerati , le dieci unità , e si sono avviate quattro Riserve e sei Parchi regionali. La percentuale di aree protette ammonterebbe così al 25% di tutta la superficie regionale che è di 13.595,33 Kmq , pari a poco più del 4,5% di quella nazionale .Per la Campania, che è la seconda regione italiana per numero di abitanti (5,8 milioni , il 10,6% di tutta la popolazione italiana), l'istituzione deiParchi nazionali e l' avvio dei regionali è una grossa scommessa . Una scommessa che dovrà fare i conti con i grossi interessi che negli ultimi decenni hanno ruotato intorno all'edilizia pubblica e privata, al business del movimento terra , alle grandi opere pubbliche infrastrutturali scelte economico-territoriali che spesso avevano alle spalle accordi politico-economici non sempre cristallini. I Parchi arrivano in un momento di crisi dei settori su menzionati: c'é da augurarsi che possano rappresentare un'occasione di crescita per una Regione che ha enormi " risorse naturali " (se per risorse naturali .intendiamo il paesaggio, i fiumi puliti , coste e mari incontaminati, montagne selvagge, piante e animali belli e rari...). Sta ai campani, e agli italiani tutti più in generale, lavorare perchè si riesca a realizzare un modello socio-economico che parta dal rispetto delle risorse non rinnovabili, e dell'uso duraturo di queste ne faccia motivo di attività economica redditizia. I Parchi naturali rappresentano, a tutt'oggi, il miglior modello aziendale di questo tipo; l'importante, però, è che i Parchi siano messi in condizione di operare e, quindi, di conquistarsi le simpatie della popolazione con il raggiungimento di risultati concreti. La provvisorietà che si trasforma in inerzia di anni può rappresentare, in questa fase, un rischio enorme che tutti noi ambientalisti dobbiamo scongiurare.


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